Progetto Campania 2010-2015 con Caldoro Presidente (parte quinta: una Campania bella e vivibile II)

 

Urbanistica e centri storici

Il territorio della regione Campania è il principale fattore di sviluppo che intendiamo implementare, essendo convinti che esso rappresenti il valore aggiunto ed esclusivo che ci ha consentito, nonostante le politiche scellerate a cui è stato sottoposto, di conservare un ruolo di prestigio nello scenario nazionale ed internazionale.

La posizione geografica, rispetto al mediterraneo ed allo snodo italico del mezzogiorno; la storia, che ci ha consegnato un patrimonio culturale ed archeologico di importanza mondiale; la natura che ha fatto dei nostri luoghi meta ambita in tutti i tempi; l’orografia che alterna il mare alle colline alle pianure. Questi fattori, ed altri ancora, costituiscono una varietà di potenzialità che nessun altro ambito territoriale possiede ai nostri livelli di eccellenza.

Siamo convinti che il territorio rappresenti il punto di partenza per lo sviluppo, atteso che la sostenibilità delle politiche sociali, economiche e del lavoro è in primo luogo assicurata dalla compatibilità tra le funzioni implementate e gli ambiti territoriali in cui esse sono allocate.

La valorizzazione delle potenzialità locali, integrate in un sistema coordinato a scala metropolitano e regionale, può ristabilire gli equilibri territoriali ed avviare il motore dello sviluppo socio – economico – culturale di una regione oramai al limite del collasso strutturale.

Questo è l’importante ruolo che attribuiamo all’ Urbanistica: creare le condizioni affinché si possa sviluppare un sistema produttivo che sia sostenibile e competitivo sui mercati internazionali e che, avvalendosi  delle potenzialità territoriali, ne garantisca la conservazione avviando un virtuoso volano di sviluppo.

Le normative ed i piani urbanistici rappresentano un ginepraio inestricabile che ha di fatto impedito lo sviluppo ed ha favorito i fenomeni di abusivismo edilizio ed urbanistico, unico sistema di soddisfacimento delle esigenze primarie della popolazione.

Gli obbiettivi primari che il Governo Caldoro intende raggiungere nel breve e medio termine sono:

·               Rivisitazione del Piano Casa (legge 19/2009)  in modo da eliminare i numerosi dubbi interpretativi e raggiungere una nuova formulazione che raggiunga l’obbiettivo originario di incentivare l’economia mediante interventi di rigenerazione dell’edilizia e di prevenzione del rischio sismico anche mediante la semplificazione amministrativa. 

L’attuale formulazione del piano casa denuncia una completa assenza di aderenza alle esigenze del territorio della Regione Campania, configurandosi come uno strumento che, se applicato nella formulazione attuale, stravolge esclusivamente i rapporti urbanistici, già compromessi in molti centri urbani, configurando un indiscriminato aumento dei carichi insediativi a fronte della mancata soluzione dei reali problemi dei tessuti edilizi dei centri urbani e del mancato adeguamento delle infrastrutture e dei servizi al cittadino.  Inoltre lo strumento, come strutturato, non risolve i primari problemi di rigenerazione del patrimonio edilizio post bellico e non fornisce una soluzione alla decongestione delle zone a rischio idrogeologico o tutelate o abusivamente occupate. Bisognerà inoltre prevedere, da parte delle amministrazioni locali la contestuale adozione di regolamenti edilizi che garantiscano la qualità architettonica degli interventi, con particolare attenzione agli interventi di ampliamento e di cambi  di destinazione d’uso.

·                Approvare il Piano Paesaggistico Regionale

Circa il 60% del territorio è sottoposto a vincolo paesaggistico generico con la conseguenza che oggi tutti gli interventi sono condizionati dal parere preventivo della Soprintendenza, con notevole dispendio di energie per gli operatori. L’estensione del vincolo appare poco coerente con la reale esigenza di tutela di una così ampia parte di territorio, anche in considerazione della trasformazione reale che lo stesso ha subito, pertanto la Regione provvederà a redigere il piano paesaggistico che, concordato con il Ministero, consentirà sia di raggiungere gli obbiettivi prefissati dagli strumenti di pianificazione, nel rispetto dei valori culturali effettivamente meritevoli di tutela, sia di eliminare l’oneroso parere preventivo della Soprintendenza, atteso che nella vigenza del Piano Regionale il suddetto parere non è più vincolante.   

·                Implementare una politica di recupero dei centri storici e delle periferie

L’assenza di una strategica pianificazione basata sui dati reali ha prodotto l’espansione delle periferie nei centri storici; se per periferia si intende un sistema in cui sono alterati i rapporti tra i carichi residenziali e i servizi, oggi possiamo dire che anche i centri storici sono periferia. È necessario impostare una politica di equilibrio territoriale che renda le periferie vivibili e  indipendenti dai centri delle città in termini di servizi al cittadino, per poter ridurre la pressione urbanistica e procedere al recupero di questi ultimi.

Pertanto le periferie dovranno essere recuperate attraverso il decentramento delle funzioni dal centro delle città e la dotazione di standard e servizi. Sarà necessario pianificare importanti interventi di trasformazione urbanistica che per le zone disagiate  dovranno prevedere anche agevolazioni pubbliche a promotori privati, mediante premialità urbanistiche, al fine di favorire le sostituzioni edilizie e la realizzazione di interventi di housing sociale realizzati secondo schemi costruttivi dignitosi della persona e del vivere civile  e sostenibili per l’impresa.

Per i centri storici (legge regionale 26/2002), sarà necessario incentivare, nell’ambito della redazione dei piani integrati, l’iniziativa dei promotori privati per sostenere gli interventi di riqualificazione, di recupero e di restauro, adottando anche politiche perequative per la traslazione di diritti immobiliari e semplificando le procedure autorizzative. Nel contempo sarà necessario definire nuovi limiti di trasformazione dell’edilizia classificata come storica ma che in realtà sarebbe meglio classificare come vecchia.

·                Avviare i grandi progetti di trasformazione urbanistica

La Regione deve avviare tutti i grandi progetti di respiro internazionale che scandalosamente sono rimasti al palo e non trovano soluzione, nonostante le immense risorse investite e sprecate. Il caso della riqualificazione di Bagnoli attraverso la Bagnoli Futura è probabilmente lo scandalo di maggiore proporzione a cui abbiamo assistito e che rischia di compromettere di nuovo, dopo l’Italsider, una parte di territorio con valenza internazionale.

La vecchia Regione ha esercitato in maniera fallimentare un ruolo improprio di gestore dei processi di trasformazione urbana, evitando la concertazione con l’imprenditoria in fase di pianificazione ed imponendosi come protagonista nella realizzazione. Il risultato è stato il fallimento!

Abbiamo il dovere di riparare in fretta sia per avviare il volano della produzione sia per dare futuro ai nostri territori. La nuova Regione ha come primario obbiettivo il Fare; in tale ottica impronterà le iniziative immediate: bisogna aprire un tavolo di concertazione con gli operatori economici per l’avvio dei grandi progetti e creare le condizioni per l’immediata realizzazione delle opere; ridimensionare il ruolo della Regione ad Ente di pianificazione e di controllo, affidando il ruolo della realizzazione e della gestione a società di trasformazione private che abbiano un esperienza specifica e capacità imprenditoriali.

Per operare nella pianificazione regionale ed urbana occorrerà trarre motivazione dalle leggi emanate dalla R.C. concernenti la pianificazione e programmazione, rivedendo i fattori ostativi al dispiegarsi dei benefici effetti che le stesse avrebbero potuto apportare.

Le leggi emanate sono le seguenti:

Legge regionale 18 Ottobre 2002, n. 26“ Norme ed incentivi in materia di valorizzazione dei centri storici della Campania”

Nella strumentazione per la valorizzazione dei centri storici, ci si fonda sul programma integrato di riqualificazione urbanistica edilizia ed ambientale sancito all’art. 5 (comma 16), in applicazione della LR 19 Febbraio 1996, n. 3, come modificata ( abolizione art.li 4,5.6). Il PI presuppone la vigenza dello strumento urbanistico generale. Prima dell’adozione del programma integrato, si procede alla eventuale variazione dello strumento generale, con inserimento della eventuale norma di salvaguardia. Vanno evidenziati i limiti dell’enunciato.

Non si specificano, in quanto rinviati al Regolamento da emanare (art.12) gli aspetti riguardanti le risorse finanziarie di cui i comuni dovrebbero avvalersi per la formazione del programma integrato; nè quelli concernenti le ingenti risorse per la sua attuazione.

Appare modesta, se rapportato all’impegno richiesto, l’assunzione riportata al comma 5 dell’art. 5 “L’approvazione dei programmi integrati costituisce titolo preferenziale per l’accesso alla agevolazioni finanziarie, con priorità per gli interventi presentati dai comuni con popolazione inferiore ai quarantamila abitanti”.

Si rendono disponibili iniziative puntuali che la Giunta Regionale  potrà finanziare (comma 12, art. 5).

La ristrutturazione edilizia viene esclusa sostanzialmente dal comma 11, art. 5). Non viene citata la ristrutturazione urbanistica, testimoniandosi scarsa consapevolezza dei caratteri dei tessuti insediativi delle città storiche. evidenziando concezione moraleggiante, criticamente labile.

La conservazione non può interpretarsi come tecnica generalizzante, ma piuttosto come tensione motivata che comporta innovazione, come evidenziato nel XXII congresso dell'Istituto Nazionale di Urbanistica ( Perugia, 1998). Non può implicare la sospensione di giudizio sul come fare nel perseguire il "recupero dei valori".

In sintesi:

·      pur avendo unificato in unico assessorato urbanistica e beni culrurali, appare poco chiara l’integrazione tra gli strumenti urbanistici e quelli edilizi.

·      Si impone una concezione della tematica dei centri storici, che appare inadeguata nei confronti del ruolo che ha nella configurazione dell’insediamento storico.

·      Le politiche edilizie e le politiche urbanistiche sono da distinguere, come effettuato nella LR n. 16.

Gli incentivi finanziari sono da definire nel futuro regolamento.

Si suggerisce di:

 

o   finanziare l’anagrafe e la catalogazione congiuntamente, considerando il ruolo della cartografia numerica in formato GIS per il Sit comunale.

o   Finanziare la formazione dei Programmi Integrati di Riqualificazione, la cui formazione costerebbe ai comuni in dimensioni tali da annullare la pur positiva sollecitazione enunciata nella L.R.

o   Adottare il contributo pubblico incentivante l’iniziativa dei promotori privati nel restauro, nei comuni ove i valori d’uso sono sollecitati dal valore di scambio delle unità edilizie di interesse storico testimoniale.

o   Applicare criteri perequativi nel recupero conservativo delle città storiche.

Nel piano urbanistico generale comunale andrebbero costruite le condizioni per l’ accurata valorizzazione del  patrimonio, nelle sue articolazioni urbanistiche ed edilizie, operando attraverso il Regolamento Urbanistico con efficacia a tempo indeterminato. Nel piano urbanistico generale andrebbero sancite le condizioni per l’attuazione diretta degli interventi di conservazione

La legge 22 Dicembre 2004, n. 16 “Norme per il governo del territorio”

Le contraddizioni risultano molteplici.

a) In applicazione della Legge si è redatto il Piano Territoriale Regionale, approvato e vigente attraverso la LR n. 13 dell’Ottobre 2009 Trattasi di legge da abrogare per i contenuti da riformismo velleitario al PTR sottesi.

b) si ritiene che il piano provinciale abbia effetto di piano paesistico, come sancito nel DL 112/1998. Questa tesi è stata accantonata dal DL n. 42, “Codice dei Beni Culturali e del paesaggio”, riscritto con il DL 64 del 2008. Il Ptcp non ha ruolo nella disciplina del paesaggio. La Regione è obbligata a rivedere la delega attribuitale nel procedimento autorizzativo, che non può riconoscersi semplicemente ai comuni come effettuato in passato. Ed ha obbligo di predisposizione di piano regionale paesistico concernente i beni tutelati dalla Stato, che interessano più del 60% del territorio regionale. Il Piano Paesaggistico deve altresì confrontarsi con la disciplina degli insediamenti dettando indirizzi al soddisfacimento del bisogno di insediamento, proponendo modalità di costruzione di nuovi paesaggi.

Questo innovativo contenuto è stato recepitop dalla LR n. 13/2009, Piano Territoriale Regionale, come impegno da ottemperare.L’impegno chiede una costruzione normativa specifica, preliminare alla formazione del PP regionale, nella quale si convenga la metodologia ed il principio normativo.

c) manca nella legge 16 il riferimento normativo ai piani associati di comuni di aree omogenee. La legge n. 20 della Regione Calabria ha integrato con questi contenuti l’innovazione legislativa apportata nel 2001.

d) manca nella legge 16 una chiara definizione degli effetti del Piano urbanistico comunale sul regime immobiliare, se conformativo di diritti soggettivi o meno. Ciò consente a piani provinciali, quali quello elaborato dalla Provincia di Salerno ed all’attenzione della nuova amministrazione, di dichiarare il ruolo non conformativo del Puc. E ciò destabilizza la pianificazione comunale. Sarebbe auspicabile che si definisca per legge il ruolo non conformativo del piano urbanistico comunale, riconoscendo questa competenza agli Atti di Programmazione introdotti e resi obbligatori con la Legge n. 16, validi con riferimento al quinquennio onde assorbire la tematica della decadenza dei vincoli. Il piano non conformativo amplia l’orizzonte della sua esplorazione, che dovrebbe dilatarsi al ventennio, non al decennio come nell’attuale legislazione regionale.

e) il vero strumento urbanistico conformativo dovrebbe riconoscersi nell’Atto di Programmazione delle trasformazioni ammissibili, redatto attraverso schede dettagliate intersettoriali, concordate con soggetti promotori preliminarmente e non a valle delle scelte, che non equivalgono a piani attuativi, riconoscendo la convenzione quale strumento contrattuale per l’attuazione di interventi dettagliati negli Atti di Programmazione operando attraverso permessi di costruire di interventi complessi.

f) il richiamo alla sostenibilità non dovrebbe divenire ideologia nichilista al mantenimento delle condizioni di stato; dovrebbe tendere a valorizzare le sollecitazioni che emanano gli agenti produttivi presenti nel mercato, razionalizzando le ipotesi di azione attraverso la progettazione urbanistica. Questa appare l’unica prospettiva possibile per socializzare il capitale. Nei luoghi svantaggiati della Regione, selezionati con adeguato criterio, andrebbe sostenuta la domanda sociale attraverso le agevolazioni pubbliche a promotori privati, e solo in casi eccezionali sostituendo l’iniziativa comunale all’azione del promotore privato.

g) l’investimento infrastrutturale promosso dalla regione dovrebbe volgersi non più alle reti di connessione tra città, ma a sostenere la modernizzazione infrastrutturale delle città superiori a 20.000 abitanti presenti nella regione, o ad associazione di comuni, sulla base di uno specifico piano dettagliato di area.

h) dovrebbe ostacolarsi l’investimento per settori autonomi, quali l’archeologia, o il patrimonio monumentale,  o la metropolitana regionale, promuovendo progetti intersettriali che nel potenziare l’attrazione valorizzino il contesto, non lo specifico.

i) i piani territoriali provinciali dovrebbero proposti solo come coordinamento di investimenti in infrastrutture, di innovazione o tutela, coerenti con la pianificazione paesistica. La tutela passiva andrebbe demandata ai vigenti piani di settore, di bacino, di parco, ecc.

l) andrebbe emanata la legge regionale che definisca la modalità di condono di opere abusive  realizzate in area tutelata dallo Stato, come fatto nel Lazio. Il recupero di insediamento abusivo dovrebbe risultare conveniente a investitore privato, riconoscendo la validità della strumentazione di agevolazione sancita nel piano casa anche per il recupero di insediamento abusivo. Il condono e dil programma-progetto di recupero fondato su razionalizzazione e densificazione andrebbero contemplati in atto unico.

m) Il Regolamento urbanistico ed edilizio dovrebbe definire le modalità di intervento sull’esistente patrimonio, sia come unità edilizia singola, che come completamento attraverso riqualificazione, attribuendo specifico ruolo a questo strumento, attualmente indefinito.

n) La Valutazione ambientale strategica resa obbligatoria consente alla Regione di esercitare controllo preventivo sull’iniziativa urbanistica dei comuni. I principi di autonomia rendono insopportabile quaesto accentramento di poteri.

Questi aspetti andrebbero approfonditi in un forum  da intraprendere immediatamente dopo le elezioni, costruito con efficienza onde ottenere risposte dalle principali autonomie locali su linee guida all’azione legislativa.

Deliberazione n. 834 dell’11 maggio 2007

La Giunta Regionale della Campania, con deliberazione n. 834 dell’11 maggio 2007, ha approvato le “Norme tecniche e direttive riguardanti gli elaborati da allegare agli strumenti di pianificazione territoriale (PTCP) ed urbanistica, generale ed attuativa (PUC e PUA), come previsto dagli articoli 6 e 30 della Legge Regionale 16/2004, Norme sul governo del territorio”          

Le “Norme tecniche e direttive comprendono anche gli “indicatori di efficacia” delle scelte di pianificazione adottate alla scala provinciale e comunale. Si auspica l’abolizione di questo farraginoso obbligo imposto ai comuni

Delibera n. 659 del 18 aprile 2007

La Giunta Regionale della Campania, con delibera n. 659 del 18 aprile 2007, ha approvato gli “Indirizzi in materia energetico-ambientale per la formazione del Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (RUEC) ai sensi e per gli effetti del comma 3 dell’articolo 28 della Legge Regionale 16/2004), in applicazione dell’articolo 28 della Legge Regionale 16/2004. Queste disposizioni andrebbero demandate ai comuni.

Deliberazione di Giunta Regionale n. 627 del 21.4.2005 riguardante la individuazione delle organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, eco­nomico-professionali e sindacali di cui all’art. 20 della legge regionale 22 dicembre 2004 n. 16 -Integrazioni. individuazione delle organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, eco­nomico-professionali e sindacali (art. 20, LRl 22 dicembre 2004, n. 16

Cultura e sport

Dopo quasi vent’anni di egemonia culturale bassoliniana la Campania può conoscere una vera propria liberazione che rompa il monopolio che ha assegnato moltissimo a pochissimi, ha concentrato quasi tutte le attività a Napoli e si è basato su una grande scarsezza di contenuti.

Il Teatro Stabile di Napoli:

Molti annunci,molti spazi riaperti,poche produzioni e poco pubblico. La Regione Campania è stata socio determinante per la nascita  nel Teatro Mercadante, il Teatro Stabile di Napoli. Contrariamente a quello che la storia teatrale di Napoli meritava, questo Teatro non è affatto diventato uno dei principali del Paese, ha perso migliaia di abbonati negli anni. Un teatro che rappresenta la prosa napoletana dovrebbe fare in continuazione il giro del mondo,come capita al Piccolo di Milano. Mai invece il Mercadante ha realizzato tournée internazionali. I protagonisti delle produzioni del palcoscenico di Piazza Municipio dovrebbero essere innanzitutto napoletani mentre la lista dei nostri grandi attori(da Ranieri alla Sastri, da Rigillo a Gleieses) che non sono mai stati prodotti dal nostro Stabile è lunghissima.

Il tutto in un caos organizzativo che ha visto cambiare tre direttori in meno di dieci anni, mentre nei grandi Teatri Stabili le direzioni (vedi Piccolo di Milano o Teatro di Genova) durano di solito periodi molto più lunghi, permettendo a chi conduce il teatro delle politiche culturali ampie e di grande respiro. Singolarmente nessuno dei tre direttori che si sono avvicendati al comando del Teatro napoletano è napoletano. Occorre quindi riaprire le finestre di quello che è diventato una specie di fortino e procurare al teatro nuove risorse pubbliche e private senza le quali rimane del tutto velleitaria l’assegnazione di una seconda sala, quella del San Ferdinando, per cui non sono state attivate le risorse indispensabili

In buona sostanza il Teatro Stabile di Napoli va rifondato e tra cinque anni sperare di vederne aumentato il pubblico, diffusi all’estero gli spettacoli, consolidata la fama.

Il Napoli Teatro Festival è stato uno splendido regalo del governo alla città. E’ senza dubbio un risultato importante averne ottenuto la collocazione stabile. Ora però bisogna valorizzare questa straordinaria risorsa. Il più grande e ricco Festival teatrale italiano deve essere occasione di promozione turistica. Meno spettacoli, quindi, ma grandi eventi in esclusiva che attirino appassionati di teatro che sanno che a Napoli, e solo a Napoli, si potrà assistere al nuovo spettacolo di un grande regista inglese o di una grande coreografa tedesca. Avignone, Salisburgo, Edimburgo vivono “di” Festival. Le manifestazioni determinano l’arrivo di migliaia di appassionati che riempiono grandi alberghi e campeggi, ristoranti e paninoteche. Tutto questo non è ancora avvenuto a Napoli. Il Festival presenta uno sterminato numero di spettacoli ma tra questi pochissimi costituiscono un appuntamento di rilevanza internazionale. Occorre quindi cambiare il Festival, rendendolo più snello ma consolidato su quattro o cinque megaproduzioni in grado di attrarre il turismo internazionale di cultura. Il Napoli Teatro Festival deve poi uscire con più sistematicità dalla città. Iniziative devono svolgersi a Capri, Ischia, Sorrento, Positano, Amalfi. E’ quasi incredibile che i turisti che affollano le nostre più rinomate località marine si trovino di fronte ad una assoluta povertà di offerta culturale e di intrattenimento. La collocazione del Festival a giugno appare ideale per allungare la stagione turistica. Insomma il Napoli Teatro Festival è una strepitosa risorsa che è ben lontana dall’essere utilizzata pienamente.

Il Teatro di San Carlo è invece una specie di bis dell’emergenza spazzatura. Nella gestione ordinaria il Teatro stava affondando nel deficit e la meravigliosa sala era ormai fatiscente e con attrezzature sceniche assolutamente non in linea con le nuove linee tecnologiche. Poche settimane fa la gestione commissariale ha restituito alla città un teatro completamente rinnovato, restaurato con cura e gusto,ipertecnologico ed insieme  antico. Ora bisogna però che tutti gli Enti locali campani e le forze industriali della Regione facciano un grande sforzo di rifinanziamento del Teatro. Bisogna infatti evitare che questa meravigliosa scatola – che può vantare oggi più che mai il titolo di “teatro più bello del mondo” – diventi una scatola vuota. Il numero di spettacoli che il San Carlo produce è assai inferiore a quelli dei grandi teatri europei. Naturalmente se la Regione deve fare di più per il San Carlo anche il San Carlo deve fare di più per la Regione. La presenza della sua eccellente orchestra nelle località turistiche e non della Campania deve diventare un abitudine molto di più di quanto non sia. Anche il San Carlo deve tornare abitualmente a realizzare tournée all’estero facendosi ambasciatore della cultura,del turismo della cucina napoletana nel mondo.

Il Forum e la semplificazione organizzativa.

Se il Festival è una grande occasione di promozione della Campania permanente, il Forum delle culture del 2013 può e deve essere una grande  occasione di valorizzazione straordinaria della Campania. La manifestazione non deve però diventare una generica kermesse ideologica ma un grande momento di valorizzazione innanzitutto della produzione culturale campana in una dimensione ovviamente non provinciale ma internazionale.

Non bisogna quindi creare elefantiache strutture che appesantiscano la manifestazione ma basarsi innanzitutto sul personale esistente,utilizzando le risorse negli spettacoli e nelle grandi strutture necessarie ad un evento di tale portata.

Questo discorso vale anche per il rapporto tra teatro Mercadante e Napoli Teatro Festival. E’ assurdo che due istituzioni pubbliche che si occupano entrambe di prosa e di cui la Regione è azionista abbiano diversi direttori,diverse sedi,diverse amministrazioni etc. Questa logica di molti moltiplicazione delle poltrone ha portato alla logica delle scatole vuote. Si trovano i finanziamenti per creare delle strutture(Festival) o per restaurarle (San Carlo, San Ferdinando,etc) ma non si trovano poi le risorse per riempire di contenuti queste strutture.

L’emigrazione intellettuale

Nel campo  dello spettacolo il bassolinismo ha raggiunto vette di conformismo insuperate e che col senno di poi appaiono oggi ridicole. Nel “I vesuviani” di Martone il protagonista passeggiava con Bassolino nelle strade attorno al Vesuvio,interrogando l’allora Sindaco di Napoli sul futuro del Mezzogiorno come se parlasse con un oracolo o un filosofo. In questi anni i teatranti non appartenenti al filone culturale prevalente sono stati indotti all’abbandono della città. La maggior parte delle compagnie teatrali napoletane porta i propri spettacoli in sale diverse da quella del Mercadante e ormai la quasi totalità degli attori, registi, scenografi campani non abita in Campania.

Bisogna quindi promuovere una grande operazione di pluralismo riaprendo le istituzioni culturali napoletane a tutte quelle figure prestigiose che,anche essendo di sinistra, hanno sopportato una emarginazione che prima che da una parte politica è stata operata da un clan da una lobby.

Lo slogan di questa operazione può essere quello di un grande ritorno dei teatranti campani in Campania.

Sport ed impiantistica sportiva

Le politiche dello sport e dell’impiantistica sportiva saranno un settore a cui la nuova Regione porrà grande attenzione, avendo la convinzione che l’esaltazione di modelli positivi e l’impegno sportivo ed agonistico siano i migliori deterrenti per la devianza giovanile.

Lo sport è il luogo ideale dove si annullano tutte le differenze e si integrano le popolazioni di diversa estrazione.

La Regione di centrosinistra ha sempre trascurato questo settore, producendo una diffusa carenza di impianti e mortificando i tanti imprenditori che hanno investito nello sport ma che sostanzialmente si trovano a subire continui disservizi in termini di risposta delle amministrazioni, essendo spesso costretti a lasciare dopo sacrifici enormi, come nel caso del basket e del nuoto a Napoli, o ad accollarsi le spese ed i disservizi, come nel caso di tutti gli stadi.  

Siamo convinti che una sana politica dello sport debba coniugare lo spirito ludico, sociale e di integrazione con lo sviluppo del professionismo, affinché questo ultimo sia da traino e da esempio e favorisca il reclutamento e la pratica sportiva di base.

La regione Campania ha una tradizione sportiva invidiabile in termini di squadre e campioni di fama internazionale che con grande fatica si sono affermati ai massimi livelli mondiali ma che hanno vissuto e ora più che mai soffrono una completa assenza di strutture, essendo costretti a emigrare come nel caso di Rosolino. 

Per quanto attiene gli impianti è clamoroso il caso Napoli dove le amministrazioni (Comune e Regione) hanno demolito i principali e storici impianti cittadini al chiuso (Mario Argento e Collana) senza avere alternative sostenibili di sostituzione e provocando il fallimento di molte storiche società sportive; nel contempo a Bagnoli è stato costruito il Parco dello Sport, investendo circa 20 milioni di euro, che non soddisfa alcuna esigenza, non essendo omologabile per la pratica sportiva e non avendo l’obbligatorio parere del C.O.N.I.

L’assenza di una dotazione impiantistica ha di fatto impedito l’assegnazione della sede di gara in campania per lo svolgimento di manifestazioni internazionali, come per esempio i giochi del mediterraneo o la Coppa America, allorquando il comitato organizzatore, opportunamente, non ha creduto alle promesse di completamento del villaggio olimpico a Bagnoli.

Le manifestazioni sportive internazionali sono state invece occasioni di risanamento urbano delle città che le hanno ospitate (Trapani, Chieti, Torino, Barcellona…….) ed essere esclusi dal circuito è un’enorme perdita in termini di sviluppo economico e di lavoro, atteso che paradossalmente la Campania è il territorio ideale per ospitare queste manifestazioni, favorendo, nel contempo, il settore del turismo.

La regione ha una dotazione di impianti sportivi pari a circa 120 strutture per ogni 100.000 abitanti a fronte di una media nazionale di circa 270, pertanto si trova in situazione di grande disagio, aggravato dalla cattiva gestione e manutenzione dell’esistente.

La nuova Regione si impegnerà a promuove una legge sullo sport e gli impianti sportivi nella quale programmare lo sviluppo del settore, pianificando e concertando gli interventi con le realtà imprenditoriali e sociali al fine di razionalizzare la dotazione impiantistica in un’ottica di sostenibilità su scala metropolitana e favorendo l’accesso al credito agevolato.

Il Piano regolatore dello sport sarà strutturato secondo un modello di sviluppo che, partendo dall’analisi del fabbisogno, determinato in funzione dei carichi insediativi, valuterà le dotazioni esistenti mediante un censimento affidabile degli impianti e definirà gli interventi necessari ad equilibrare la domanda e l’offerta sportiva.

Il sistema degli impianti sportivi sarà strutturato seguendo un modello satellitare dove:intorno agli impianti di eccellenza, necessari per l’attività professionistica, si sviluppa un sistema di impianti di secondo livello, per la pratica agonistica; infine gli impianti di base saranno invece ben distribuiti sul territorio e costituiranno i bacini di reclutamento e di attività ludica. segue

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