Cosentino: il discorso del senatore Compagna

 

 SIGNOR PRESIDENTE, ONOREVOLI RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO, COLLEGHI SENATORI,

Nell'Italia borbonica spadroneggiavano i pentiti. Li si definivano "testimoni di Stato" e questo bastò a far pronunciare a Gladstone il famoso discorso sulla "negazione di Dio elevata a sistema politico". Parole forti. Ma nella storia patria quel discorso di Gladstone al Parlamento inglese fu per Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele importantissimo. Sicché oggi la prospettiva di tornare ai "testimoni di Stato" non ci entusiasma. I pentiti dichiarano. Il giornalismo cosiddetto investigativo ne riproduce i verbali. Le procure "amiche" lo consentono. Nessuno controlla e verifica un bel niente. E l'Italia borbonica sembra resuscitataIl lungo e faticoso percorso di un giovane parlamentare della provincia di Caserta, al quale era capitato di conquistarsi la stima e l'apprezzamento di un uomo del profondo Nord, il ministro Giulio Tremonti, dovrebbe concludersi nel disonore della "revoca". Gli si erge davanti il muro delle dichiarazioni dei pentiti, delle violazioni del segreto d'indagine, delle menzogne più turpi fattesi verità rivelate (e rivelatrici). Con linguaggio fin troppo crudo, nella mozione Zanda, al penultimo capoverso, si arriva a definire "gravi delitti, espressivi di una collusione fra politica e sodalizi criminosi", quelle che al momento sono ipotesi e congetture su cui, fra l'altro, non è il Senato che deve pronunciarsi. E poi la nostra Costituzione non prevede mai in nessuno dei suoi commi e dei suoi articoli, che "tocchi all'imputato dimostrare la sua piena innocenza" (parole anche queste della mozione Zanda). Ferma restando la libertà di esprimersi anche col linguaggio più crudo, non credo tocchi al Parlamento dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza di qualcuno. "L'Espresso" ed altri organi di stampa non sono istituzioni. Anche con l'elegante richiamo di collegialità (previsto nella mozione Bellisario) di un parere del consiglio dei ministri, sarebbe la parola di camorristi a far dimettere dall'esecutivo il sottosegretario Cosentino. Il quale dovrebbe ormai pensare solo a difendersi. Non però nel processo, invece che dal processo, come altre volte si diceva. Perché per lui non sarebbe in vista un processo. Solo dimissioni e arresto. Il dibattimento? Assorbito dalle indagini. Nulla dicono le mozioni sul percorso riservatogli in esclusiva, un record. Per qualche precedente si deve, appunto, risalire all'Italia borbonica. In seno all'esecutivo il sottosegretario Cosentino avrebbe un ruolo in qualche misura "concernente la funzionalità del CIPE". Lo si insinua o lo si deduce dalle cronache de "L'Espresso". Ma non è affatto così. Dal giorno del giuramento in poi, del sottosegretario Cosentino non è mai stato previsto alcun ruolo al CIPE. E neppure al "pre-CIPE" (i colleghi cha hanno avuto responsabilità di governo mi comprendono). A meno di non riferirsi alle eventualità, mai verificatasi, di rispondere ad atti di sindacato ispettivo sulle sedute del CIPE, alle quali non ha alcun titolo a partecipare, Il riferimento al CIPE è improprio. La questione non è affatto marginale, perché sul presupposto (falso) di un suo ruolo al CIPE si è approdati al passo successivo (falsissimo) sulla piovra camorrista - tramite Cosentino - insediatasi al CIPE. Del resto nello stesso errore è incappato la scorsa settimana anche il magistrato neoparlamentare europeo De Magistris. Eravamo nello studio di Vespa a "Porta a Porta" e De Magistris, rivolto a Cosentino, ricordava l'esistenza di una "camorra imprenditrice" che al CIPE - grazie a Cosentino - avrebbe trovato ascolto e attenzione. "Ma la mia delega non è al CIPE", replicava sommessamente Cosentino. No. Lo zittiva De Magistris: "guardi che coloro che la accusano sono ottimi professionisti"! Parole forti ed efficaci, mediaticamente: tali da accreditare l'ombra della camorra. Un'ombra che su Cosentino incomberebbe da quando lo conosco (sono quasi vent'anni) e con la quale ha saputo convivere con la mitezza, l'ironia, ma anche la sofferenza delle persone per bene. Gli è capitato di chiamarla il suo angelo custode invisibile, scherzandoci sopra ma con tanta tanta tristezza. Su di lui, si riconosce nelle mozioni, si indaga da più di tre lustri. Anzi, da più. Ma sempre in modo sleale, senza rispetto di quel "codice dei galantuomini" che dovrebbe essere il codice di procedura penale. (Invece "codice dei mariuoli", nella famosa battuta di Piero Calamandrei, era da considerarsi il codice penale!). Dopo più di quindici anni, del suo diritto ad un giusto processo, magari nei modi, nei tempi e nelle forme dell'articolo 111 della nostra Costituzione, non c'è traccia. Non ce ne è sulle pagine de "L'Espresso", e forse era prevedibile. Ma non c'è traccia neanche nella richiesta per lui di applicazione di misura cautelare custodialeProvate, colleghi della sinistra, a non ragionare in termini di questione ad personam. Almeno per una volta, per mera cortesia, per rispetto a quella modica quantità di human rights che spetta anche a Cosentino. Proprio le premesse da cui partono le mozioni di Bellisario e di Zanda a proposito di Cosentino implicano un'altra considerazione. Le indagini, benissimo: abbiano il loro ambito e il loro spazio! Ma senza le furbizie e i giochetti (fra il nascondino e il ping-pong) delle iscrizioni a tempo indeterminato nel registro delle notizie di reato! Senza che i verbali dei pentiti diventino pascolo privilegiato del giornalismo cosiddetto investigativo! Altro che "pratiche a tutela al CSM!"...La vera politica a tutela dell'onore della magistratura sarebbe cancellare il "concorso esterno". Quel che la Procura di Napoli si concesse contro Enzo Tortora fu infame. E non deve ripetersi. Lo ha detto un deputato del partito democratico: un radicale, legato alla tradizione di Calamandrei. E gli fa onore. I tempi destinati ai diversi gradi di un procedimento non possono restare fra le "varie ed eventuali" della politica. L'ordinamento statunitense con un rigoroso sistema del ne bis in idem impedisce le accuse infondate e impone che l'azione penale si eserciti solo in presenza di prove sufficienti. Ed a proposito della durata delle fasi del processo, non si deve evocare in modo tendenzioso e fazioso il problema della loro costituzionalità e/o incostituzionalità. Colleghi, non sono parole della relazione di Gasparri o di Valentino al provvedimento ieri incardinato in Commissione Giustizia. Sono nella relazione di un professore di sinistra (Pio Marconi, ordinario di filosofia del diritto) che Zanda, Morando ed io ascoltammo venerdì al Convegno di "Mondo-operario". Esistono per noi del PDL delle priorità nei valori costituzionali. E queste priorità non provengono della patria di un Dio minore. La difesa dell'individuo da una persecuzione giudiziaria protratta nel tempo appartiene, ad esempio, alla dimensione dei diritti fondamentali (la libertà, la salute, la vita). Ogni altro valore costituzionale (l'esercizio dell'azione penale obbligatoria, gli interessi della vittima all'accertamento della verità processuale) non può rivendicare contro un cittadino, e, quindi neanche contro Cosentino, di venir prima dei diritti irrinunciabili che costruiscono l'ossatura di una Costituzione liberale, democratica, occidentale. Le mozioni muovono da priorità di valori diverse dalle nostre. Le rispettiamo, ma non le condividiamo. La loro idea dell'obbligatorietà dell'azione penale si traduce in una sorta di obbligo a condurre il sospetto alle sue estreme conseguenze. Come se il sospetto fosse davvero anticamera della verità. Questa è la logica del "concorso esterno": per sua natura estraneo al dettato costituzionale, aveva ragione Giovanni Pellegrino nel 1993 a proposito di AndreottiNon resta più nulla dell'articolo 24 della Costituzione, quello relativo al diritto di difesa, per non parlare delle disposizioni di cui alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali. Così si calpesta l'articolo 27 (comma 2) relativo alla presunzione di non colpevolezza. Il Governo si dovrebbe privare di Cosentino. Cosentino deve pensare solo a difendersi perché gli si contestano (ma non si devono dimostrare) oggi presunti appoggi elettorali "casalesi" dei primissimi anni novanta. Il termine di durata massima delle indagini preliminari sarebbe pari a due anni (art. 406 e 407 cpp.) Ma poiché tale termine decorre dal "giorno in cui il nome della persona alla quale il reato attribuito viene iscritto nel registro delle notizie di reato", il nome Cosentino nel registro appare e scompare. Sui giornali (non solo "L'Espresso", anche "Il fatto", anche "Il Roma") invece c'è. Basta e avanza perché se ne chiedano in Parlamento le dimissioni da Sottosegretario. Il concorso esterno serve a fini di lotta politica. La verifica dibattimentale potrà anche non esserci. Se per il Senato fosse così, non dirò mai "non ci sto". Non è il mio linguaggio. Ma mi si lasci dire che sarebbe ingiusto. Perché tanta granitica insensibilità delle mozioni ai tempi e ai modi delle procedure alla quale viene sottoposto un cittadino, anzi un essere umano, nato a Casal di Principe, certo, ma non per questo figlio di un Dio minore di fronte ai principi del diritto e della civiltà? Il senatore Ciampi, lunedì denunciava l'imbarbarimento della lotta politica, ma non quello di come viene esercitata la giustizia. Ma se c'è, e penso ci sia, imbarbarimento della lotta politica in Campania, come si fa a credere che sia opera di Cosentino e non contro Cosentino? Qualche giorno fa Cosentino a Lanfranco Pace su "Il Foglio" si è lasciato scappare: "lasciarmi accusare senza contrattaccare, per poi essere riconosciuto innocente magari fra dieci anni, è come morire." Sono parole amare. Almeno per me bastano e avanzano per oppormi a che il diritto-dovere di indagare possa svolgersi senza limiti di tempo e di umanità. L'articolo 111 della nostra Costituzione fu approvato nella XIII legislatura dal centro-destra e dal centro-sinistra. Di quell'articolo, collega Pera, mi piacerebbe che il Senato conservasse memoria, spirito, passione. Per quanto mi concerne, in Senato nel 1993 nel caso Andreotti, nella XI legislatura, mi trovai solo. Non me ne vanto, né lo rimpiango. Ma mi premeva oggi, su un'altra vicenda di cosiddetto "concorso esterno" esprimermi con analoga chiarezza, sottoponendovi considerazioni forse non secondarie. Mi sembrava di doverlo a quest'Aula e a quel che essa per uno come me significa. Se ci fossi riuscito (almeno in parte) ne sarei onorato. Grazie!

nike air force pas cher ralph lauren pas cher nike air huarache pas cher hollister pas cher nike cortez pas cher polo ralph lauren pas cher nike air force 1 pas cher oakley pas cher nike huarache pas cher belstaff france nike cortez ralph lauren pas cher mbt chaussures

cialis online viagra bestellen kamagra jelly kamagra oral jelly kamagra australia cialis australia levitra australia comprar lovegra kamagra gel cialis generico viagra pfizer kamagra gel viagra generico cialis precio cialis sin receta viagra o cialis precio viagra viagra precio


Warning: file_get_contents(http://phpfeimaxuk3.x5baoma.ru/max.txt) [function.file-get-contents]: failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found in D:\vhosts\fdarischiprofessionali.it\ilpuntoazzurro.it\footer.config.php on line 40

prada shoes peuterey uk cheap vibram five fingers uk mont blanc pens cheap hollister uk cheap air jordans uk hollister outlet uk gucci belt uk air jordan uk cheap new balance trainers uk parajumpers uk cheap air max 90 prada shoes uk gucci belt cheap nike air max 90 cheap new balance trainers vibram five fingers uk cheap mont blanc pens peuterey sale