Cosentino: resto candidato!

Il ritiro solo se Berlusconi lo chiederą

 

 "Non intendo affatto ritirare la mia candidatura". Il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino ribadisce la sua posizione in un'intervista a Libero. E se giovedi' la Giunta per le autorizzazioni desse il via libera al suo arresto? "Non mi ritirerei dalla corsa nemmeno in questo caso. A meno che non fosse Berlusconi a chiedermelo". Così il coordinatore del Popolo della libertà in Campania e probabile candidato alla presidenza, che in questi ultimi giorni ha incassato la solidarietà di molti cittadini, esponenti politici della maggioranza e anche dell'opposizione, con la sola eccezione di alcuni parlamentari che fanno riferimento all'area finiana. Nell'ultima apparizione pubblica anche alcuni rappresentanti del Pdl, indicati quali probabili candidati alternativi alla presidenza regionale, hanno fatto quadrato intorno al sottosegretario Cosentino.   

Tratti dell'intervista  Nicola Cosentino di Barbara Romano da Libero Quotidiano:

La politica

Il sottosegretario all’Economia: «Resto in corsa per la Campania a prescindere dal voto della Giunta sulla richiesta dei giudici. Pure il Pd è solidale con me»
Si siede sotto il gazebo nel cortile di Montecitorio ed estrae il faldone delle sue foto: «Poche. I veri boss si fanno fotografare solo in rare occasioni. Di Provenzano si dice che circolasse una sola foto». Se c’è una dote che non manca a Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia accusato dalla procura di Napoli di concorso esterno in associazione camorristica, è l’autoironia. E la scaramanzia, ammesso che sia una virtù. In attesa del verdetto della Giunta per le autorizzazioni della Camera, che giovedì deciderà se concedere o meno il via libera alla richiesta di arresto, continua a carezzare il corno d’argento che tiene sempre in tasca.
Come sta il pomo della discordia del centrodestra? «Il pomo, bene».
E la discordia?
«Non c’è mai stata discordia nel centrodestra campano. Anzi, c’è grande coesione».
Sul piano nazionale invece…
«C’è qualche nota stonata».
Altro che nota stonata. Su di lei rischia di cadere il governo se i finiani voteranno la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro di lei.
«I finiani hanno voluto strumentalizzare politicamente il mio caso per far sentire la loro voce nel centrodestra. Ma neanche loro possono disperdere quell’anima garantista che è uno valori fondamentali del PdL».
Loro l’avranno strumentalizzata, ma lei ha offerto lo spunto.
«La mia vicenda è come un film la cui produzione inizia nel 1990 e finisce nel 2009. Io avevo chiesto di partecipare e dire la mia, ma i magistrati non mi hanno voluto assolutamente sentire e hanno chiuso il caso proprio nella immediatezza della mia candidatura alle Regionali, preferendo dare credito ai romanzi di alcuni collaboratori di giustizia». Lei si definisce «perseguitato dai giudici», ma anche i suoi colleghi di partito non scherzano. «Italo Bocchino che mi chiede di fare un passo indietro, e dichiara la inopportunità della mia candidatura, è il primo a non poter parlare. Perché nessuno gli ha mai chiesto le dimissioni quando un fatto del genere è capitato a lui».
Ma cos’ha fatto a Bocchino che ce l’ha tanto con lei?
«Con Italo c’era un rapporto di amicizia, ma abbiamo fatto strade diverse. Lui è finito nel Palazzo, io a girare il territorio. Per questo oggi godo di una solidarietà straordinaria in Campania e anche nel Paese».
Vero che lei lo considera la “longa manus” del ministro Mara Carfagna, che è il suo vero avversario in Campania?
«Mara è un ottimo ministro, ma è completamente sradicata dal territorio e non ha percepito la coesione che si è creata attorno al mio nome. Non perché io sia l’unico candidato, ma perché sono il candidato naturale. Ho condotto per la prima volta, alle Provinciali, il centrodestra alla vittoria dopo 15 anni di malgoverno della sinistra. Pago soprattutto per questo. Guarda caso adesso ho contro quelli, come Bocchino, che invece hanno vissuto la stagione delle sconfitte, nella quale lui perse le Regionali contro Bassolino».
Si aspettava un fuoco amico così violento?
«Assolutamente no. Pensavo che gli avversari stessero dall’altra parte Ma ormai, guardando a quello che è successo in Campania, non mi meraviglia più niente. Chi ha prodotto i peggiori guasti continua a governare e chi invece ha chiuso il ciclo di degrado dei rifiuti, realizzando il termovalorizzatore di Acerra, ha rischiato il carcere In primis, Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso e Alessandro Pansa».
Come se lo spiega?
«Perché hanno tentato di porre fine a un sistema di potere corrotto nel quale anche alcuni dei nostri hanno avuto delle responsabilità»...

La vita privata

...Le sue giornate cominciano sempre con il footing dentro la Reggia di Caserta. Ha corso anche quando le è stata notificata la richiesta di arresto?
«Di solito corro circa un’ora e venti. Quel giorno ho corso di più, per smaltire le amarezze».
Vero che sotto la doccia canta le canzoni di Califano?
«Sì. Mi piace molto e sono anche suo amico».
Saviano ha detto che lei ha voluto appropriarsi della memoria di don Peppino Diana, il prete ucciso dalle cosche, dicendo che era suo parente, per riabilitarsi dinanzi all’opinione pubblica.
«Saviano è un bravo giornalista e continuo a stimarlo, ma talvolta non è genuino. Se conoscesse la mia storia e la mia famiglia eviterebbe certe affermazioni».
Lo scrittore di “Gomorra” ha accusato i casertani di essere impassibili davanti al caso Cosentino.
«Saviano non sa cosa pensano davvero di me i casertani e non ha una vera percezione della camorra».
Lei vanta più di qualche parente nelle alte sfere ecclesiastiche. Ha mai pensato di prendere i voti?
«No, ma qualche volta ho pensato che forse sarebbe stato meglio vivere una vita francescana».
Lei è anche superstizioso. Cosa porta con !é, il crocifisso o il corno?
«Corno, corno. È molto attaccato al mio corpo. Ce l’ho qua».
Qua dove?
Estrae dalla tasca dei pantaloni un corno d’argento di dieci centimetri: «Tocchi, tocchi. Porta bene».

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