La legge degli sbocchi

Matteo Esposito

 

 Una celebre legge dell’economia, la legge degli sbocchi, dice che ogni prodotto crea denaro sufficiente per essere venduto. A tal proposito viene in mente di pensare ai laureati come prodotti. Ogni anno conquistano la laurea migliaia di giovani e non, che fiduciosi, si buttano nel mondo del lavoro a denti stretti, sperando che tutte quelle ore vissute sui libri a studiare, possano dare un peso e un’importanza maggiore alla propria laurea. Tempo fa un sondaggio affermò che una laurea significa massimo 300 euro in più nel salario. Questo sondaggio chiaramente abbatte ogni tipo di speranza nei laureati e andrebbe a giustificare una controprestazione salariale negativa negli imprenditori che adottano questo tipo di comportamento. Giunti a questo punto si ripensa a tutte quelle giornate trascorse a studiare per crearsi un futuro, a tutte quelle tasse (salate) pagate durante gli anni in facoltà, a tutte le preoccupazioni derivanti da esami davvero difficile e spesso ripetuti più di 2 volte. Qui in Italia abbiamo la fortuna di avere l’età media dei neolaureati di 25 anni. “Un paese giovane”- si potrebbe pensare. Le istituzioni tutelano gli studenti che di conseguenza dovrebbero trovare lavoro, anche se non subito, non dopo più di un anno. Un sondaggio di qualche tempo fa ha scoperto che l’Italia è uno dei paesi più anziani dal punto di vista dell’età media dei lavoratori e questo va in netto contrasto con le affermazioni di tutti i politici quando dicono di voler sventolare in alto la bandiera del “turn over”.Non è così. Non lo è mai stato. La maggior parte dei paesi europei gode di una crescita esponenziale in ambito lavorativo poiché puntano sui giovani, la loro base è nei giovani, il loro è nei giovani. Forse perché non ancora corrotti, forse per la naturale determinazione o per la voglia matta di guadagnare qualcosa di serio per poter promuovere la propria indipendenza, per poter in seguito metter su famiglia. Fatto sta che abbiamo la prova che un paese giovane è un paese ricco. Il vero problema che forse è la vera causa di tutto ciò è che il costo della vita è nettamente aumentato negli ultimi venti anni e una persona con reddito medio di 1500 euro al mese non riesce a mettere da parte abbastanza denaro da ritirarsi e dare spazio ai giovani; quindi ci troviamo di fonte ad una vera e propria catena: si lavora tutta la vita per mettere da parte il più possibile e non si riesce, forse anche un po’ per avidità, a lasciare il posto a nuove anime del lavoro. Questa crisi economica ha rallentato tutto il processo di ringiovanimento che era partito tempo fa per ripulire tutti quei posti importanti che rappresentano finanziariamente il nostro paese nel mondo. Aspettando di uscire dal tunnel della crisi, ci auguriamo con tutto il cuore che questo paese possa far tesoro delle proprie risorse sia materiali sia, in questo caso, spirituali!

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