Un anno di legislatura del Governo del Pdl: SPECIALE CRISI

 

Un anno fa Napoli era sommersa dai rifiuti, 8 italiani su dieci pagavano la patrimoniale sulla casa, il precario che perdeva il lavoro finiva in mezzo alla strada. Fatti da relegare nella sfera dei ricordi. Napoli è pulita, l’Ici non c’è più, i precari hanno la cassa integrazione. Ed oggi, dodici mesi dopo, il Senato approva in via definitiva la Riforma dello Stato in senso federale.

E’ passato solo un anno da quella prima seduta della 16° legislatura, ma sembra un secolo. La crisi che ha scassato l’economia mondiale iniziava già a mordere, ma erano in pochi quelli che avevano previsto la sua natura strutturale. La maggior parte pensava che fosse una crisi congiunturale destinata a passare in breve tempo. Oggi, forse ha finito di peggiorare. Sono state proprio le emergenze (da ultimo il terremoto in Abruzzo) il banco di prova del primo anno del governo Berlusconi. Un governo del fare, come dice il numero dei provvedimenti approvati dal Parlamento: 63 contro i 33 dei primi dodici mesi della legislatura precedente (governo Prodi). L’emergenza delle emergenze è stata la crisi economica, che il governo ha affrontato in chiave “modulare”, introducendo interventi in modo graduale, a seconda dell’acuirsi degli effetti sui cittadini.

Crisi. Il governo l’ha affrontata già nel primo Consiglio dei ministri, a Napoli. In quell’occasione, ha varato un decreto legge destinato ad anticipare – nella sostanza – l’impianto della legge finanziaria triennale; e con esso anche il provvedimento che ha cancellato l’Ici per tutti i proprietari di prima casa e concesso la rinegoziazione dei mutui. Con quel decreto, e con gli altri che sono seguiti, il governo “ha messo in sicurezza” i conti pubblici. In altre parole, ha gettato le fondamenta della politica economica con una legge finanziaria triennale. Grazie a quel provvedimento il governo ha creato le condizioni per gestire meglio di altri Paesi gli effetti di una crisi che, da puramente finanziaria com’era un anno fa, ha trasferito i suoi effetti negativi anche sull’economia reale. “Nessuno verrà lasciato indietro”, è stato l’impegno assunto dal presidente del Consiglio. E così è stato.

Finanziaria. Senza mettere le mani nelle tasche degli italiani, il governo ha varato la prima manovra di Bilancio triennale senza nuove tasse (anzi, congelando le addizionali locali), nel pieno rispetto degli impegni europei. Con un particolare. Quella finanziaria aveva al proprio interno i paracadute necessari per affrontare un peggioramento della crisi; che sarebbe arrivato più tardi. Quando venne pensata, l’inflazione si avvicinava al 5%, il petrolio era abbondantemente sopra i 100 dollari il barile, i contribuenti avevano visto aumentare di colpo, nel biennio precedente, la pressione fiscale per l’eliminazione della riforma tributaria introdotta nella legislatura 2001-06. Così, il primo compito del governo è stato quello di restituire parte del potere d’acquisto perso in passato. E così sono state varate misure come la rinegoziazione dei mutui e la social card; più tardi seguiti dai bonus per le famiglie e gli aiuti per gli acquisti dei prodotti per l’infanzia. Tutte misure di solidarietà sociale introdotte senza l’aumento di una sola imposta, e che hanno raggiunto una platea di oltre un milione di famiglie. Nuclei con redditi così bassi che finora nessun governo aveva agevolato.

Riforma Bilancio. Il governo, però, con quella finanziaria ha gettato anche le basi per una profonda riforma del Bilancio, adattabile in funzione di un eventuale peggioramento della crisi (scelta che tornerà particolarmente utile per gestire l’emergenza-terremoto), puntualmente avvenuta. Prendono così forma tre grandi Fondi, nei quali vengono fatti confluire risorse altrimenti utilizzate ad altro fine: il Fondo Infrastrutture, destinato a finanziare le Grandi Opere e dotato di 17,8 miliardi di euro; il Fondo ammortizzatori sociali, destinato ad alleviare le sofferenze di chi perde il posto di lavoro (precari compresi), nel quale confluiscono 20 miliardi di euro; il Fondo strategico presso la Presidenza del Consiglio orientato a sostenere le imprese, con 9 miliardi di euro. In più, il governo approva un decreto anti-crisi ed uno sugli incentivi ai consumi, rispettivamente da 7 e 2 miliardi: naturali appendici alla legge finanziaria e ad essa collegati.

Governo “vicino”. I tre Fondi e i due decreti servono a tamponare gli effetti della crisi sull’economia reale, sulle famiglie. Con il primo Fondo vengono sbloccare le risorse per far ripartire i cantieri; e stimolare l’occupazione. Con quello sugli ammortizzatori sociali viene garantita sicurezza sociale a chi perde il lavoro. Con quello presso Palazzo Chigi vengono previsti sostegni alle aziende in crisi. Con il decreto da 7 miliardi viene esteso il bonus fiscale alle famiglie meno fortunate. Con l’ultimo, quello sugli incentivi, viene prevista la “rottamazione” di auto ed arredi; ed immediatamente aumentano gli ordinativi di nuovi veicoli e moto.

Banche. All’inizio della crisi, il 10 ottobre, Berlusconi annuncia: “Nessuna banca fallirà, nessun risparmiatore perderà i propri soldi”. Prima di quel momento, nessun leader mondiale aveva assunto un impegno così esplicito. Tant’è che in tutt’Europa (per non parlare degli Stati Uniti) falliscono alcune banche e i risparmiatori fanno la coda per ritirare i conti correnti. In Italia, invece, viene aumentata la garanzia statale sui depositi, a tutela dei risparmiatori, e per le banche vengono creati i Tremonti-bond. Contemporaneamente, però, il governo mette a punto un meccanismo di controllo per impedire che gli istituti di credito rallentino il flusso di sostegno alle imprese.  

Occhi sul futuro. A dimostrazione di come il governo abbia affrontato la crisi venendo incontro alle esigenze delle persone (da qui il forte impegno a favore della solidarietà sociale), ci sono due riforme che rispondono allo slogan della campagna elettorale “rialzati Italia”: scuola e pubblica amministrazione. Due riforme che consentiranno di ridurre gli sprechi e di creare uno Stato più efficiente. Con la riforma della scuola e dell’Università, l’Italia produrrà una futura classe dirigente con un tasso di preparazione analoga alla media europea. Con quella della pubblica amministrazione, lo Stato sarà al servizio dei cittadini, con un rapporto più diretto tra contributi pagati e servizi ricevuti. 

Sicurezza nella legalità. Ripristino della sicurezza nelle città, impiego dei militari al fianco delle Forze dell’Ordine, contrasto all’immigrazione clandestina, legalità: è su queste linee che il governo pone un argine al senso di insicurezza che aveva caratterizzato il periodo del governo Prodi. Viene introdotto il censimento degli ospiti dei campi nomadi (così da aumentare la scolarità dei minori), ma vengono anche modificate le norme e la durata della permanenza degli immigrati illegali nel nostro Paese. Viene introdotto un reato (lo stalking) contro le molestie sessuali contro le donne. Ma è soprattutto sull’accorciamento dei tempi della giustizia che si sviluppa l’azione del governo. Processi più rapidi, con la riforma del processo civile. Ed anche un piano per la realizzazione di nuove carceri per chi va in galera.

Rifiuti e terremoto. Questo primo anno di legislatura si è aperto con l’emergenza rifiuti a Napoli e si chiude con un’altra emergenza – ancora più grave – il sisma che la notte del 6 aprile ha squassato la provincia dell’Aquila. La spazzatura è ormai scomparsa dalle strade della Campania, e dopo cinque anni, è stato possibile avviare il termovalorizzatore di Acerra. La caserma della Guardia di Finanza di Coppito è diventata (come prima lo è stata la Prefettura partenopea) la seconda residenza del governo. E non solo. I primi giorni di luglio diventerà anche la residenza dei Grandi della Terra. Ospiterà infatti il G-8 (che diventerà poi G-14 e G-21, a seconda del formato). Con l’obbiettivo di fondo di portare l’attenzione internazionale sul terremoto dell’Aquila. Ed agli sfollati che oggi vivono nelle tendopoli, Berlusconi ha promesso: nessuno verrà lasciato solo. Al punto che entro l’inverno avranno un tetto sicuro ed a prova di terremoto. Il 29 aprile di un anno fa iniziava la 16ma legislatura. Dodici mesi che hanno gettato le basi per un’Italia più moderna e più giusta.

 

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