Istituzioni e Rifiuti: l’interesse della magistratura

di Maria Pinto

 

Parliamo della Questione Rifiuti in Campania e non solo, ne parliamo con il Giudice Giuseppe Cioffi, Presidente presso la Prima Sezione Penale del Tribunale di Napoli, interessato già nel passato di questo fenomeno molto complesso che coinvolge le istituzioni ma in primo luogo la cittadinanza tutta, costretta a vivere con l’immondizia e in alcuni casi ad esserne praticamente sommersa.

Presidente Cioffi, con questo nuovo assetto, come si presenta la situazione attuale dei rifiuti?
La situazione attuale vede l’interessamento concreto, in prima persona, del Presidente del Consiglio e già questo non era mai accaduto, del Sottosegretario Guido Bertolaso, persona capace e competente e, soprattutto, animata da grande volontà e grande determinazione. Inoltre, interventi normativi molto concreti e incisivi e soluzioni, anche queste, sotto gli occhi di tutti perché, non solo i rifiuti sono spariti dalla città di Napoli e dai tanti centri urbani ma anche perché si è apprestato, attraverso altre iniziative, a gettare le basi perché la crisi dei rifiuti o l’emergenza rifiuti non possa verificarsi nuovamente.

Rispetto al passato, cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto?
La situazione dei rifiuti è stata negli ultimi anni una drammatica emergenza in Campania, una situazione dalla quale si è trovata una prima via d’uscita, soltanto di recente, grazie all’intervento molto più decisivo, molto più concreto di provvedimenti e di attenzione da parte della nuova compagine governativa. La cosa compiace per l’aspetto concreto di soluzioni e desta non poche perplessità e non pochi interrogativi sul passato e sulle inerzie di una situazione pregressa.
In passato, è stata generata una emergenza senza provvedere mai a risolverla, tanti provvedimenti provvisori da non dare sbocco alle esigenze dei cittadini e neanche alle esigenze di una certa moralizzazione e di inquadramento di tutti i rapporti nell’ambito della chiarezza e della liceità. Il passato ha visto la questione ambientale all’attenzione degli investigatori e all’attenzione mia, tra la metà degli anni ‘80 e degli anni ’90, come giudice, ho continuato ad occuparmi dei casi di devastazione del territorio e di interventi collusivi tra le pubbliche amministrazioni e gli uomini della camorra interessati alla gestione dei traffici dei rifiuti.
Cosa è stato fatto? Da parte della magistratura sono stati programmati una serie di interventi e di investigazioni che hanno portato all’accertamento di queste collisioni e di come il territorio è stato gestito esclusivamente da chi aveva le chiavi o da chi aveva il dominio completo vale a dire i giovani della criminalità organizzata.
Cosa non è stato fatto? È sotto gli occhi di tutti e credo che ogni parola spesa sia superflua perché si è arrivati a prestare all’attenzione del mondo una visione orribile che cancellava le bellezze naturali e architettoniche e che offendeva buona parte dei cittadini campani.

Individua responsabilità specifiche da parte di organi specifici?
Ci sono delle responsabilità sicuramente da parte di chi ha amministrato a livello pubblico, regionale e locale, in termini di inadempienze di attenzione e di provvedimenti concreti e incisivi, piuttosto evidenti, l’emergenza è stata prolungata a dismisura.
Delle responsabilità vanno rintracciate anche negli organi di governo che hanno portato molti fattori ideologici e poche idee specifiche e incisive.
Poco è stato fatto, a mio avviso, anche da parte delle tante associazioni ambientaliste che hanno avuto un partito che le ha rappresentate a livello governativo ma che non hanno offerto contributi utili in quanto non rappresentative degli interessi di cui sono portatrici. E ancora, non hanno esercitato quella spinta propulsiva di sollecitazione verso le istituzioni che poteva spettargli e doveva spettargli. Il fattore ideologico ha prevalso rispetto alle esigenze dei cittadini.

Precisamente, cosa è stato fatto dalla magistratura negli anni ’90?
Devo esprimere un’idea personale, che forse può essere smentita da dati che io non ho, ma mi è sembrato che l’attenzione investigativa giudiziaria negli anni ’90, questo in Campania ma forse un po’ come specchio di una situazione nazionale, ha registrato un calo di attenzione.
Le investigazioni che negli ’80 e ’90 hanno portato alle indagini sui crimini ambientali, sui saccheggi del territorio in diverse zone d’Italia, come la zona nord di Napoli e la provincia di Caserta che confina con Napoli e il basso Lazio, hanno messo a fuoco una serie di verifiche territoriali e ambientali. Io stesso, nel 1988, ho verificato attraverso l’ausilio della guardia di finanza, che aree sabbiose del litorale domizio erano state interamente devastate in modo da creare laghetti artificiali in cui erano stati interrati rifiuti tossico- nocivi e anche radioattivi. Ciò mi sembra essere rispecchiato in inchieste molto più recenti che tracciano un ponte con un periodo in cui mi è sembrato, ripeto, che l’attenzione giudiziaria investigativa a questi fenomeni, (alle grandi dimensioni economiche che il fenomeno portava e alla rete di collisioni tra il potere pubblico e potere criminale) abbia avuto una attenuazione dell’attenzione, così come mi sembra che, alla luce dell’ultima inchiesta della Direzione Nazionale Antimafia e delle Direzioni della Campana e del Lazio, un nuovo e più attento occhio sul fenomeno si stia aprendo.

Si riferisce all’inchiesta di Colleferro?
Anche a questo intendevo riferirmi, quella di Colleferro è un’inchiesta che rende conto del come, nel campo dei rifiuti, gli interessi economici, gestiti in buona parte dalla criminalità organizzata, sono così grossi da far gola a tutti. Nonostante gli interventi, nazionali e locali, di gestione più oculata e attenta gli interessi sono così tanti e quindi la rete delle collisioni, dei collegamenti e degli intrecci risulta molto forte e dura da smantellare.

Quale potrebbe essere la chiave per la soluzione del problema?
Per intervenire su questo fenomeno, definito tale in quanto risultante di un insieme di co-fattori, bisogna mettere in campo varie forze, quelle delle responsabilità politico istituzionali, soprattutto delle amministrazioni locali, delle reti territoriali e anche della magistratura e delle forze dell’ordine, dispiegate per un accertamento concreto di tanti fatti che ancora reclamano di essere scoperti e portati all’attenzione dei vari organi giudiziari.

Il termovalorizzatore di Acerra sarà presto attivo, quali altre soluzioni saranno prese in considerazione?
Il termovalorizzatore di Acerra, dalle informazioni in mio possesso, è pronto all’80 per cento, sono già in progetto altri termovalorizzatori intorno alla città di Napoli. Sono allo studio tante altre soluzioni allo smaltimento definitivo dei rifiuti, con l’utilizzo di tecniche internazionali, come le cosiddette torce al plasma, altissime temperature sono sviluppate da sistemi nuovi con costi molto inferiori a quelli che sono gli attuali dispendi di energie economiche per la costruzione e la gestione di grandi impianti. Ci sono anche tecniche del plasma induttivo, utilizzo di radiofrequenze che in campo internazionale già sono state sperimentate, si dice, con buoni risultati, questi i dati tecnici che io seguo con attenzione da qualche tempo e che continuerò a monitorare.

 

Notizia pubblicata il 24/03/2009

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