Decreto anti-strupri, parla il Giudice Giuseppe Cioffi

di Maria Pinto

 

A distanza di un mese dall’emanazione del decreto n. 11, denominato decreto anti-strupri, chiediamo al giudice Giuseppe Cioffi, Presidente presso la Prima Sezione Penale del Tribunale di Napoli, di parlarci di questa nuova regolamentazione, tanto attesa.

Presidente ci esplicita in modo sintetico gli aspetti centrali del decreto e i risultati che intende raggiungere?
“Il decreto è un impianto che guarda alla sicurezza dei cittadini nella quotidianità della vita. La degenerazione delle grandi città, nelle aree urbane e periferiche, ha portato alla necessità di misure concrete, non parlo di misure più severe o meno severe, ma di misure concrete con attenzioni specifiche al rapporto dei cittadini con la loro città e con il loro agire più tranquillo.
Da considerare, inoltre, una serie di condizioni che riguardano situazioni di reato odiose, come quelli di violenza sui minori e violenza sessuale con una loro collocazione particolare nel codice penale con caratteristiche specifiche, per natura del reato, per la pena, per la non revocabilità della querela presentata. E ancora, ahimè, anche un certo ripercorrersi di situazioni, forse, in relazione alla presenza degli extracomunitari. Spesso la loro presenza rappresenta una piaga, non perché non siano un buon contributo alla società, ma purtroppo un gran numero, clandestini o non, giunti in regioni come la Calabria , la Campania la Sicilia diventano oggetto di attenzione, quindi, captati dal crimine organizzato, oppure essi stessi esprimono una criminalità tipica delle aree da cui provengono”.

Quanto può essere importante, in questo discorso la “gestione dello straniero” o se vogliamo la nostra mancanza di organizzazione, in questo caso, di paese ospitante?
“Anche questo, sicuramente è importante, lo straniero quando si trova ad arrivare in un’area dove c’è occupazione, c’è benessere e ordine o va via o si adegua come nel caso del Nord-Est e del Nord Europa, Francia, Germania, Olanda, Belgio. Quando, invece, giunge in regioni con altissimo tasso di criminalità consolidata, con grandi crisi sociali, grande conflittualità e con condizioni economiche non brillanti, ovviamente tutti questi fattori concorrono al suo non inserimento, alla permanente condizione di straniero non integrato e quindi all’espressione più negativa della cultura di origine”.

Per quanto riguarda il ruolo delle ronde?
“Bisogna vedere come viene precisato e come viene disciplinata questa previsione, visto l’obiettivo di migliorare il sistema sicurezza. Nella criminologia, anche quella più ordinaria, si studia che la presenza di persone, già per se, è un deterrente per il crimine e i mali intenzionati. Ora, a meno che non ci si trovi di fronte a un ubriaco fradicio o ad una persona sconvolta da stupefacenti, la presenza di un gruppo di persone, vuoi che si chiami ronde o gruppo di cittadini associati o gruppi civici può fungere da contrasto implicito, ecco, allora, la presenza di queste persone nei parchi, nelle zone isolate, nelle zone periferiche. Dove bisogna stare molto attenti, sia nella valutazione preventiva , nel riconoscimento di questi gruppi sia nel loro svolgere quotidiano dell’attività, sono i momenti concreti che possono portare ad attriti o a vicende che, data la mancanza di qualifiche specifiche possono dare adito a qualche problema. Ma io penso che il Ministro Maroni su questo sia consapevole anche in virtù dell’esperienza delle ronde padane e in questo confido nel suo buon senso e nelle sue capacità”.

Con la legge è stato istituito anche un Numero Verde, a oggi si può avere una prima valutazione dell’efficacia del Numero Verde?
“Credo che sia troppo presto perché non ci sono riscontri statistici suscettibili di valutazione in questo momento. Sicuramente, anche il numero verde, se concorre alla portata di controllo e all’attivazione di indagini e di operazioni di polizia giudiziaria, può dare sbocco al risultato finale che è quello della miglioramento delle condizioni di sicurezza complessive delle società”.

Un’ultima domanda, il Ministro Alfano ha parlato di una modifica della Costituzione per migliorare il sistema della giustizia in Italia, ci aiuta a capire in che senso?
“Il progetto di riforma dell’attuale Ministro della Giustizia ha l’obiettivo fondamentale e condivisibile di accelerare i tempi della giustizia, renderli compatibili con le esigenze dei cittadini e dell’economia.
Il lavoro degli esperti del Ministero si sta svolgendo in modo da tener conto dei contributi delle associazioni dei magistrati, degli avvocati, e del personale per predisporre un progetto in grado di procedere rapidamente. Come ho scritto di recente, il Sistema Giustizia in Italia, dev’essere capace di misurarsi con la società che cambia velocemente. Per stare in Europa la giustizia in Italia deve approcciare a un sistema più sostanzialista, ciò non significa abbandonare le garanzie, significa abbandonare i formalismi che spesso rappresentano tempi morti, insieme a una diversa organizzazione meglio congegnata. Non sono contrario ai cambiamenti che incidono sull’obbligatorietà dell’azione penale, sulla separazione tra pubblici ministeri e giudici o che comportino l’affidamento delle indagini alla professionalità della polizia giudiziaria, in modo, anche, da limitare tanti casi di eccessivo protagonismo dei pubblici ministeri.
Se necessario, anche modifiche alla Costituzione vanno previste, se in linea con l’obiettivo di apprestare un sistema giudiziario capace di mettere il cittadino al centro del Sistema giustizia.

 

Notizia pubblicata il 21/03/2009

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