Donadoni e le sue innovazioni
L’ex ct della Nazionale porta una ventata di entusiasmo e tante novità sul piano tecnico

di Valerio Genovino

 

Il Napoli ha ormai cambiato rotta. In tutti i sensi. La beffarda sconfitta casalinga contro la Lazio, che è costata la panchina a Edy Reja, ha aperto comunque nuovi ed interessanti orizzonti. La fase 2 del progetto di De Laurentiis e Marino, anticipata soltanto di qualche mese a causa del crollo della squadra azzurra, è dunque caratterizzata dalla scelta di un allenatore giovane, con tanta voglia di ritornare alla ribalta del calcio italiano e, perché no, di quello internazionale. Roberto Donadoni, già commissario tecnico della Nazionale dal 2006 al 2008, è stato fortemente voluto dal presidente De Laurentiis in persona. Donadoni è uomo e allenatore con le idee molto chiare, un tecnico moderno con una concezione tattica malleabile e non ancorata esclusivamente a convinzioni personali, ma frutto di un ragionato adattamento alla composizione e alla struttura dell’organico delle sue squadre.
La carriera di allenatore di Donadoni inizia a Lecco, nel 2001, dove viene esonerato e successivamente richiamato dal club lombardo, terminando la stagione al decimo posto in Serie C1. L’anno successivo, nell’estate 2002, arriva la prima chiamata del Livorno di Spinelli, che gli affida la guida tecnica del club labronico, nel campionato di Serie B. Donadoni porta la squadra al nono posto, ma non viene riconfermato. Passa così al Genoa, nel 2003, dove il tecnico bergamasco affronta la sfida che si rivelerà più deludente della sua giovane carriera di allenatore; infatti, dopo sole tre partite (e altrettante sconfitte) viene esonerato dalla dirigenza genoana. L’anno successivo Donadoni ritorna sulla panchina del Livorno, subentrando a campionato in corso e portando gli amaranto ad un soddisfacente nono posto in Serie A. Confermato anche per la stagione successiva 2005/2006, Donadoni inizia una cavalcata importante, portando il Livorno nelle zone alte della classifica; ma dopo 23 partite, con un bottino rilevante di ben 10 vittorie, 8 pareggi e sole 5 sconfitte, Donadoni lascia clamorosamente il club a causa di divergenze d’opinione con l’eclettico presidente Spinelli. Nell’estate 2006, arriva la chiamata importante: Donadoni approda sulla panchina della Nazionale, reduce dalla splendida vittoria ai Mondiali di Germania. Pur con qualche difficoltà iniziale, riesca a condurre brillantemente l’Italia a Euro 2008. Superato anche l’ostico girone con Olanda, Romania e Francia, l’Italia approda ai quarti di finale, dove viene eliminata dalla Spagna, poi vincitrice del titolo, soltanto dopo i calci di rigore. Alla fine della manifestazione europea, Donadoni non viene riconfermato e resta inattivo fino alla chiamata del Napoli.
Donadoni la sua gavetta l’ha fatta, pur con alti e bassi che sono senz’altro comprensibilissimi nella fase iniziale della carriera di un allenatore. L’esperienza in Nazionale ha poi arricchito e sicuramente impreziosito il bagaglio personale e tecnico dell’allenatore bergamasco. A Castelvolturno, Donadoni è ormai di casa, nonostante sia arrivato da poco più di una settimana e mezzo, e le novità da lui introdotte sul piano tecnico non sono certo passate inosservate. Con l’aiuto di Sergio Buso, uno dei suoi più stretti collaboratori, Donadoni pianificherà le partite di volta in volta anche attraverso lo studio dell’avversario, per mezzo della visione di filmati e spezzoni di partite, con i movimenti tattici più interessanti, evidenziando punti di forza e lati deboli delle squadre che sfideranno il Napoli da qui alla fine del campionato. Ma anche sul piano fisico, in concerto con il nuovo preparatore atletico Andreini, il tecnico bergamasco ha introdotto delle interessanti novità, con esami molto sofisticati, per monitorare lo sviluppo fisico ma anche lo stress psicologico dei calciatori in rosa.
Donadoni, che ha firmato un contratto che lo legherà al club di De Laurentiis per due stagioni e mezzo, con l’obiettivo di terminare nel migliore dei modi il campionato in corso, per poi programmare con serenità e ambizione il futuro del club azzurro, è stata una scelta sicuramente importante, che testimonia anche l’intenzione da parte della società di puntare in alto. Il campo sarà ovviamente il giudice più attendibile, ma le premesse sono senza dubbio molto positive.

 

Notizia pubblicata il 21/03/2009

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