L’altra faccia dell’11 settembre: dagli attentati alle Torri al rispetto della lapidazione.

Dott.ssa Rosemary Fanelli
Orientalista specializzata in lingua e cultura araba all’Università di Sana’a, Yemen.

 

Da sempre i regimi totalitaristi si servono della propaganda per legittimare la loro politica per accreditarsi nei confronti dei loro avversarsi.
Questo succede in Arabia Saudita, in Sudan, in Afghanistan o nel temuto Iran, di cui preferiamo ignorare episodi come l’incarcerazione dei giornalisti, l’impiccagione di presunti cospiratori gay, le lapidazioni delle donne sovversive, colpevoli di aver preso un taxi da sole o di aver rivolto la parola al loro vicino. Paesi dai quali, nonostante la censura, arrivano immagini che testimoniano il terrore, che spazia dal martirio dei cattolici alle condanne a morte per apostasia.
Una scelta inconsapevole, la nostra, ma rea di contribuire a sopprimere il dissenso. Una scelta, che dal mese prossimo potrebbe essere supportata, se pur indirettamente, dagli organismi istituzionali internazionali.
Avrà luogo a Ginevra, dal 20 al 24 aprile prossimi, “Durban II”, la Conferenza mondiale organizzata dall’Onu contro la xenofobia, il razzismo, la discriminazione razziale e l’intolleranza. L’incontro fa seguito al summit organizzato nella città sudafricana nel settembre del 2001 e conclusosi…tre pochi giorni prima dell’attentato alle Twin Towers!
Sorprende che il comitato sia presieduto dalla Libia e che la vice presidenza sia toccata all’Iran, a Cuba ed al Pakistan, paesi che eccellono per tolleranza, per tutela e salvaguardia dei diritti umani, per il rispetto della libertà di pensiero e di opinione!
Non è un caso che, mentre i grandi - dittatori - del mondo, discutono di tolleranza e di diritti umani, nella valle di Swat, non molto lontano da Islamabad, con l’ausilio dei talebani vengano chiuse le scuole femminili ed imposta la Sharia, la legge islamica.
L’ incontro del 2001 si concluse con l’approvazione di un documento di condanna contro Israele, con l’inevitabile rinvigorimento di sentimenti antiamericani ed antisionisti.
Non sembrano diversi i presupposti della prossima conferenza, nella cui bozza si esprime "profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi ed i cittadini siriani nel Golan occupato".
Con il documento si accusa lo stato sionista di " violazione dei diritti umani internazionali”, di “tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori" e di rappresentare infine "una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza".
Tali considerazioni hanno indotto il Ministro degli Esteri Frattini ad abbandonare il tavolo dei negoziati della conferenza sul razzismo, ''in nome della credibilità delle Nazioni Unite”. Il Ministro ha affermato l’impossibilità per l’Italia di ratificare un documento che contenga “un paragrafo in cui si definisce Israele una minaccia alla pace internazionale o in cui si stabilisce che il diritto di libera espressione non si può estendere alle critiche ad una qualsivoglia confessione religiosa''.
Con Durban II l’Onu si propone difatti di tutelare non più gli esseri umani, ma anche le idee e le opinioni di cui le culture e le religioni sono portatrici, garantendo a queste ultime l'immunità dalle “offese” e ribadendo la necessità di approntare un dialogo interculturale ed interreligioso. Da una parte l’Onu mette in atto una demonizzazione dello stato israeliano e dall’altra accusa tutta la comunità internazionale di operare una campagna di discriminazione razziale contro gli appartenenti alla fede islamica, ai quali il mondo occidentale attribuisce continue violazioni dei diritti umani ed azioni terroristiche.
Ugualmente significativo è quanto asserito dal paragrafo 6 della Risoluzione, dal quale si evince la volontà di abbinare l’ etnia alla religione, correlando pertanto la discriminazione razziale a quella religiosa, “per il rispetto dei diritti e della reputazione altrui, per la sicurezza nazionale e la tutela dell'ordine pubblico, della salute pubblica, della morale e del rispetto per le fedi e le credenze religiose”. Secondo l’Onu, nel nome di tale asserzione potrebbero essere poste, per legge, delle limitazioni alla libertà di espressione e ciò comporterebbe un’accettazione tacita di tutti i principi di cui una religione è portatrice.
Nonostante continuino le decapitazioni degli apostati legittimate dal diritto islamico, che trova fondamento nella sharia e nella consuetudine, dopo l’approvazione del documento sarà ostico persino attribuire alla religione islamica la violazione dei diritti umani. E saremo costretti ad accettare di tutto. Anche la lapidazione.

 

Notizia pubblicata il 14/03/2009

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