PDL: dal “Predellino“ a Maggioranza relativa

di Roberto Vecchioni

 

A fine mese si concluderà il lungo cammino di integrazione tra Forza Italia, An ed i più piccoli partiti della galassia del Centro Destra. Scompariranno le varie sigle di partito e rimarrà solo PDL -Popolo delle Libertà. Per molti sarà dura non vedersi più rappresentati da quei simboli che ormai erano scolpiti nel cuore e punto di riferimento per le proprie identità ed aspirazioni. In effetti questo “dissolvimento di appartenenza” è stato laborioso, sofferto e titubante soprattutto per chi proveniva da AN, partito molto radicato e strutturato e con robusta, residuale ideologia Almirantiana e di seguito post-missina. Indubbiamente anche questa operazione, con l’approdo al partito unico, ha un artefice, anzi,il solito artefice:Silvio Berlusconi. Il via definitivo lo ha dato ancora lui, una sera in piazza San Babila a Milano, salendo sul predellino della sua Mercedes, annunciando “urbi et orbi” la necessità ormai obbligata del partito unico. Dapprima Fini ed i suoi colonnelli, con uno scatto di orgoglio, rifiutarono quella che a loro sembrava una cooptazione. Ben presto dovettero convenire però,, che quella indicata con un “coup de theatre” da Berlusconi, era l’unica strada percorribile per la vittoria, anche in considerazione della formazione nell’area di Centro Sinistra, del PD. Era quella l’occasione, forse non più ripetibile, di un bipolarismo raggiunto “sul campo”, senza bisogno di riforma elettorale. Onore a Fini ed ai suoi di aver capito ed essersi allineati. Come gli eventi hanno dimostrato: velleitario e presuntuoso, Casini ed i suoi amici relegati in una sorta di ininfluente “riserva indiana” . Adesso, parafrasando un noto detto, si potrebbe dire che “la mamma degli anti-Berlusconiani è sempre incinta”! Ma più ne nascono e più Silvio bonariamente ne infilza, sempre con il sorriso sulle labbra. E questo suo modo irridente, ironico, ma anche autoironico di vincere sempre, forse è motivo di tanta rabbia ed odio che suscita nei suoi avversari. Questi ultimi incapaci però di organizzarsi per controproporre un leader altrettanto capace e vincente. Se è vero come la storia ormai ce lo racconta, che dal 1994, anno della “discesa in campo”, ne ha abbattuti finora sette, come dei birilli in una interminabile partita a bowling, in cui Silvio è destinato, chissà ancora per quanto tempo, a fare sempre STRIKE!

 

Notizia pubblicata il 14/03/2009

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